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Una ricerca condotta qualche anno fa dall’Università di Torino, Facoltà di Psicologia – dipartimento del Lavoro e delle Organizzazioni – ha teorizzato l’esistenza di una forma di “ciclo di vita” delle associazioni di volontariato (OdV) che le inquadra in un contesto evolutivo e dinamico. Nella ricerca vengono proposti tre aspetti di competenza secondo le quali le OdV sembrano caratterizzarsi rispetto al tipo di “presenza organizzativa” della loro membership.

La prima, definita competenza tecnica, costituisce la condizione primaria affinché una OdV nasca, permette di identificare le caratteristiche che l’associazione possiede e le finalità che si è posta. Risponde alla domanda: “io sono qui per, faccio questa cosa perché nessuno la fa, nessuno se ne occupa”. La seconda, la competenza aggregativa, fa riferimento alle azioni che l’organizzazione svolge e ai rapporti che intrattiene con i propri stakeholder. Risponde alla domanda: “con chi voglio avere a che fare?”. L’ultima, la competenza emancipatoria, è quella che implica una trasformazione evolutiva, cioè come la OdV si è adattata al cambiamento della società civile, come ha risposto alle domande che questa ha posto, quali strategie interne ha messo in atto per affrontare la trasformazione richiesta dall’esterno. Risponde alla domanda: “quale identità viene messa in gioco nella società civile e come rispondo alle richieste degli altri?”.

Partendo dallo spunto che questa ricerca suggerisce, sarebbe interessante poter indagare oggi, in questo particolare e difficile momento che stiamo vivendo, le OdV, ma non solo, a che punto del loro ciclo di vita si andrebbero a posizionare. Per far fronte alle problematiche poste dalla crisi viene rimessa in discussione la mission, cioè la competenza tecnica è quella intorno alla quale vanno ripensandosi? Oppure l’organizzazione si interroga rispetto alle azioni che mette in atto e rispetto ai propri stakeholder?

Il nostro lavoro di consulenza spesso ci sta mettendo di fronte a realtà del non profit, in particolare imprese sociali, che hanno a che fare con quella che nella ricerca viene definita competenza emancipatoria. Organizzazioni quindi che hanno una grande capacità di mettersi in discussione mantenendo lo sguardo al futuro e osservando al contempo il contesto ambientale di riferimento; organizzazioni che hanno capito che l’unica strada per poter restare sul mercato e quella di evolversi ed innovare. Evolvere i servizi erogati, evolvere le risorse umane formandole, evolversi posizionandosi su mercati differenti da quello del solo ente pubblico, evolversi iniziando ad investire in comunicazione e fundraising.

Bene! … peccato che per un’organizzazione che sceglie questa strada, almeno dieci restino invece ferme, bloccate in uno stato di immobilismo che non serve a molto, anzi contribuisce a sottolineare il limite che questa C…I (dobbiamo smettere anche di nominarla continuamente) rimarca ogni giorno. Allora nel nostro piccolo cerchiamo in ogni aula di formazione ed in ogni percorso di consulenza di trasmettere il messaggio che Il grande maestro Tonino Guerra affermava: “è sempre meglio portarsi con sé delle speranze, che è il caso di pensare positivamente, che senza ottimismo il mondo si fermerebbe” (tratto da Tonino Guerra, “il sorriso della terra” di Rita Giannini ed. Veronelli 2006).

Noi ci crediamo!

 

Catia Drocco