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A due anni dalle prime linee guida, promosse dal premier Matteo Renzi, si è concluso il 25 maggio scorso l’iter che ha portato alla votazione in via definitiva del disegno di legge delega al Governo per la riforma del Terzo Settore. Dopo essere stato presentato il 22 agosto del 2014 e, a seguito dei diversi passaggi tra Camera e Senato, è stato approvato con 239 voti favorevoli e 78 contrari.

Si tratta di un testo ampio che disegna una riforma di tutto ciò che è riconducibile al Terzo Settore, che conta al 2011 300mila organizzazioni non profit con 681mila addetti e 271mila lavoratori esterni e che produce complessivamente 64 miliardi di fatturato, pari 4,3% del Pil. Di seguito le principali novità.

  • E’ prevista la semplificazione delle norme riguardanti lo statuto civile delle persone giuridiche, contenute nel Titolo II del libro primo del Codice Civile. Sono ridefinite le informazioni da inserire negli statuti e negli atti costitutivi e sono previsti obblighi di trasparenza ed informazione attraverso forme di pubblicità dei bilanci e altri atti anche mediante pubblicazione nel sito internet istituzionale dell’ente. Sono altresì disciplinati i rapporti con i terzi e in particolare la tutela dei creditori, il regime di responsabilità limitata degli enti riconosciuti e la responsabilità degli amministratori. Viene assicurato il rispetto dei diritti degli associati, in particolare i diritti di informazione, partecipazione e impugnazione degli atti deliberativi.
  • Si provvede al riordino e alla revisione della disciplina del Terzo Settore mediante la redazione di un Codice per la raccolta e il coordinamento delle disposizioni, con l’indicazione espressa delle norme abrogate e di quelle entranti in vigore. Il codice dovrà contenere le disposizioni generali applicabili a tutti gli enti, individuare le attività di interesse generale svolte dalle organizzazioni e la loro differenziazione tra i diversi tipi, definire forme e modalità di organizzazione, amministrazione e controllo, prevedere il divieto di redistribuzione degli utili, determinare le modalità di rendicontazione, verifica, controllo, informazione ispirate alla trasparenza e le modalità di tutela dei lavoratori e della loro partecipazione ai processi decisionali. Sarà definito un Registro Nazionale del Terzo Settore con determinate modalità di iscrizione. L’Osservatorio del Volontariato e quello dell’Associazionismo di promozione sociale saranno sostituiti dal Consiglio Nazionale del Terzo settore.
  • Per quanto riguarda volontariato e promozione sociale sono inserite tutele a favore dello status di volontario. E’ prevista una promozione alla cultura del volontariato, in modo particolare tra i giovani, anche attraverso il sistema scolastico, la valorizzazione del coinvolgimento delle Organizzazioni di Volontariato in attività di promozione e sensibilizzazione e il riconoscimento in contesto lavorativo delle competenze acquisite in ambito di volontariato. Tuttavia, la volontà di evidenziare i principi di gratuità, democraticità e partecipazione del Terzo Settore, ha portato alla introduzione di criteri e limiti stringenti relativi al rimborso spese, preservando l’estraneità del ruolo di volontario dalla forma di prestazione lavorativa. I Centri di Servizio per il Volontariato potranno essere gestiti da tutti gli enti del Terzo Settore e i servizi saranno erogati a tutti gli enti che si avvalgono di volontari. È inoltre prevista la costituzione di organismi di coordinamento regionali e sovraregionali con funzione di programmazione e controllo dei CSV.
  • E’ previsto un riordino della disciplina in materia di impresa sociale che è definita come “organizzazione privata che svolge attività d’impresa per le finalità di cui all’articolo 1, che destina i propri utili prioritariamente al conseguimento dell’oggetto sociale” ma può remunerare il capitale investito nella misura pari a quanto oggi in vigore per le cooperative a mutualità prevalente, deve adottare modalità di gestione responsabili e trasparenti, favorire il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati alle sue attività. I settori di attività delle imprese sociali dovranno essere comprese nelle attività di interesse generale e saranno stabiliti con un decreto del Presidente del Consiglio. Si prevede inoltre l’aumento delle categorie di lavoratori svantaggiati che dovrebbero comprendere anche nuove forme di esclusione.
  • Vigilanza, monitoraggio e controllo pubblico sugli enti del Terzo Settore sono esercitati dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in collaborazione con i Ministeri interessati nonché con il Dipartimento della protezione civile del Consiglio dei Ministri e con l’Agenzia delle Entrate. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali promuove adeguate forme di autocontrollo anche attraverso strumenti atti a garantire la trasparenza sulla base di un apposito accreditamento di reti associative, soprattutto in riferimento a enti di piccole dimensioni.
  • E’ revisionata la disciplina in materia di Servizio Civile Nazionale con la previsione di un meccanismo di programmazione triennale che vede l’assunzione di giovani tra 18 e 28 anni, italiani e stranieri regolarmente residenti , tramite bando pubblico e con procedure semplificate e non discriminatorie. Il Servizio Civile può essere riconosciuto a fini formativi e lavorativi, ma non è assimilabile a un contratto di lavoro e quindi non è imponibile fiscalmente. Ha una durata compresa tra 8 e 12 mesi, di cui una parte da trascorrere in uno Stato europeo o in Regione differente da quella di competenza del volontario. Viene evidenziato il carattere universale del servizio civile nazionale in quanto finalizzato “alla difesa dei valori fondativi della patria, attraverso la realizzazione di esperienze di cittadinanza attiva, di solidarietà e di inclusione sociale”, quindi come esperienza da garantire al maggior numero possibile di richiedenti.
  • Per quanto riguarda le agevolazioni fiscali, è prevista una semplificazione della normativa e l’istituzione di “misure di supporto” tra cui strumenti di finanza sociale, l’agevolazione delle donazioni, il consolidamento e una “più trasparente regolazione del cinque mille”. Presso il Ministero del Lavoro viene istituito un fondo destinato a sostenere lo svolgimento delle attività di interesse generale degli enti del Terzo settore, attraverso il finanziamento di iniziative e progetti promossi da organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e fondazioni. Per il 2016 sarà articolato in due sezioni: la prima di carattere rotativo, con una dotazione di 10 milioni di euro, la seconda di carattere non rotativo, da 7,3 milioni. Dal 2017 la dotazione raggiungerà 20 milioni di euro.
  • E’ istituita la “Fondazione Italia Sociale” per sostenere con apporti finanziari e di competenze gestionali la realizzazione e lo sviluppo di interventi innovativi da parte di enti del Terzo Settore caratterizzati dalla produzione di beni e servizi con elevato impatto sociale e occupazionale e rivolti soprattutto a territori e soggetti più svantaggiati. La Fondazione instaura rapporti con omologhi enti italiani e esteri.

Insomma, tante novità che ci auguriamo possano finalmente rappresentare attraverso i futuri decreti attuativi l’occasione per fare chiarezza su alcune grandi questioni del non profit italiano (come ad esempio dalla definizione di assenza di scopo di lucro e cosa è attività commerciale e cosa no…). Abbiamo fiducia e siamo speranzosi e concludiamo con un’affermazione e che allo stesso tempo anche una domanda: che sia la volta buona!?