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Con l’arrivo del mese di marzo tutti gli enti ammessi al beneficio del 5 per mille stanno preparando il lancio della propria campagna, quindi tra un po’ le vedremo numerose!

In ognuna di queste ci piacerebbe non leggere più la classica frase “una firma che può fare tanto e che non ti costa niente” perché, anche se reale, non coinvolge assolutamente nessuno sulla mission dell’organizzazione. E’ invece fondamentale coinvolgere non solo sull’identità dell’ente, ma anche sul progetto specifico, sulla buona causa che si andrà a realizzare grazie al contributo derivante dal 5 per mille. Cerchiamo quindi di focalizzare sempre in modo molto preciso il perché andiamo a chiedere trasmettendo al destinatario del nostro messaggio delle solide ragioni.

Non dimentichiamoci poi di rendicontare rispetto al passato! Facciamo molto “rumore” quando promuoviamo una campagna e poi il silenzio dilaga quando è ora di raccontare quanto abbiamo raccolto, cosa abbiamo realizzato…

Inoltre, molte realtà (specialmente quelle di piccole-medie dimensioni), fanno della campagna 5 per mille la loro principale azione di comunicazione (specialmente in termini di budget) ma il grande dramma è che fatto l’appello e gestiti tutti i passaggi come da planning non si riesce ad avere un nome, un anagrafica, un contatto da poter far crescere in un rapporto biunivoco; quindi come si fa a trattenere oltre alla preferenza questo grande valore?

Un’altra interessante domanda è come possiamo ringraziare le persone che ci hanno espresso la loro preferenza se non sappiamo chi esattamente l’ha espressa? 

Infine quanto dobbiamo realmente investire per ottenere buoni risultati?

Nei prossimi post risponderemo a questi quesiti, ma nel frattempo voi cosa ne pensate?

Let me Know!