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Mai come in questo ultimo periodo sono stato contattato da organizzazioni interessate ad avviare un percorso di consulenza focalizzato ad impostare, innovare o sviluppare le proprie competenze sul tema della comunicazione e del fundraising. Tutte mi hanno giustamente detto che non avrebbero valutato solo la mia proposta ma che avrebbero anche avvicinato altri colleghi per vedere cosa gli avrebbero consigliato….e fino a qui tutto normale…

È stato quindi altrettanto normale da parte mia richiedere quale fossero i criteri di valutazione, se attribuivano nella scelta più peso all’impostazione del metodo, allo stile di lavoro oppure all’ammontare economico della prestazione…

La risposta  non è stata chiara perché come sempre non è chiaro che caratteristiche deve avere il professionista del fundraising e su quali criteri concentrare la valutazione della scelta.

Mi permetto quindi di suggerire alle organizzazioni che sono di fronte al bisogno di chiedere aiuto ad un consulente, per sviluppare il proprio fundraising, una serie di caratteristiche che andrebbero ben analizzate:

1)    La prima è la valutazione del metodo di lavoro…una consulenza su questo tema in ogni organizzazione non profit, non è mai focalizzata meramente al singolo strumento ma è una consulenza di processo; ovvero occorre individuare un gruppo di lavoro interno all’organizzazione, capace di recepire la logica del metodo, ed una persona che sia il referente sul tema; quindi non un lavoro sul singolo ma un lavoro sulle diverse anime rappresentative dell’organizzazione;

2)    Poi la valutazione dello stile…ognuno ha il suo, dovuto alla sua storia ed all’approccio con cui è stato educato al fundraising…cercate di comprendere da un primo incontro conoscitivo (dove non si parla di soldi) cosa il professionista desidera lasciare all’organizzazione dopo il suo intervento e quali obiettivi operativi ha in mente anche rispetto le risorse umane che già operano nell’organizzazione;

3)    Infine, la richiesta economica….inutile dirlo…diffidate di chi dice “non vi preoccupate noi ci paghiamo da soli” (il meccanismo della percentuale) ma cercate di capire se nella valutazione dell’offerta economica il professionista ha compreso chi ha di fronte ed ha fatto una proposta che sia per voi sostenibile, accompagnata anche da una bozza di contratto che disciplina nel dettaglio ogni eventuale onere aggiuntivo (es:  rimborsi spese) tempi e modalità di pagamento.

4)    Per concludere, meglio se aderisce ad associazioni nazionali e/o internazionali che disciplinano con i propri codici etici il lavoro del professionista, questo non può garantire l’eticità del singolo ma è comunque già un buon inizio!

 

Buona estate a tutti e buon fundrasing!

 

Catia Drocco