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Si è concluso da pochi giorni il primo corso italiano sul fundraising per gli enti ecclesiastici e religiosi, organizzato da Romboli Associati in partnership con la Fund Raising School di Aiccon e la Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno.

Presenti ben 47 persone che a vario titolo rappresentano le principali realtà religiose del nostro paese ed organizzazioni non profit ad esse correlate. Si sono susseguiti gli interventi dei relatori che hanno apportato non solo la loro professionalità, ma hanno fatto toccare con mano la loro esperienza lavorativa all’interno delle organizzazioni a cosiddetto movente ideale.

Andrea Romboli, ideatore del corso, presentando il modulo formativo, ha sottolineato come “il fundraising non può essere inteso come elemento residuale per il management degli enti ecclesiastici, bensì rappresenta un ingrediente fondamentale della loro funzione finanziaria e della loro sostenibilità”.

L’intervento  Paolo Venturi direttore di Aiccon (centro studi sull’economia civile dell’Università di Bologna), è stato teso a sostenere come sia oggi necessario assumere una «visione» del Fundraising come valore aggiunto: Venturi l’ha chiamata “Innovazione di Rottura”, determinata dal passaggio dal “No Profit” al “Not  for profit”. Fare fundraising, pertanto, non è appena una sommatoria di interessi, uno scambio di equivalenti e non solo un mutuo interesse, ma un mezzo per co-produrre Valore Aggiunto Sociale, una produttoria fra ONP, donatore, beneficiario e comunità/società  (stakeholder).

Stefano Malfatti, vincitore del Global Fundraising Award (miglior fundraiser al mondo) e fundraiser della Fondazione Don Gnocchi ha illustrato il tema del Legacy fundraising, evidenziando come solo l’8% degli italiani fa testamento a fronte però di capitali sempre più ingenti che non hanno eredi e che ogni anno vanno nelle casse dello stato.

Susanna Pietra, della Chiesa Valdese, ha portato l’esperienza dell’8×1000 valdese che permette ad una storica, ma piccola chiesa protestante italiana, composta da circa 25.000 membri di raccogliere oltre 30 milioni di euro da oltre 600.000 persone.

Nella seconda giornata è  intervenuta Lilya Wagner dell’Indiana University, guru del fundraising mondiale in ambito religioso che ha sottolineato l’importanza del dono come valore, e fattore di crescita delle persone nelle loro comunità di riferimento.

Vi è stata anche la partecipazione straordinaria di Francesca Zagni, coordinatore alla Fund Raising School, la quale dialogando con Lilya Wagner, ha affermato “come il non profit abbia un ingrediente il più: ci mette il cuore!”

Poi non poteva mancare l’esperienza di un monastero, nello specifico quello delle monache di clausura di Santa Rita da Cascia, la prima santa al mondo come numero di fedeli. Roger Bergonzoli, responsabile fundraising della fondazione nata nel nome della Santa, ci ha raccontato come grazie al coinvolgimento in primis delle monache, sia riuscito ad innestare a tutti i livelli una profonda cultura del fundraising costruendo in pochi anni una database di oltre 400.000 contatti.

A conclusione della due giorni, è intervenuto il dott. Lorenzo Fabbri, responsabile degli archivi dell’Opera Santa Maria del Fiore del Duomo di Firenze che ha raccontato ai presenti gli 800 anni di fundraising del Duomo della città. In particolare è stato interessante fare questo viaggio nella storia del fundraising fiorentino ed italiano, dove nel 300’ la raccolta fondi avveniva con un imposta sulle successioni, nell’700 invece con la creazione di un’associazione che aveva lo scopo di reperire le risorse destinate al restauro della facciata, dando la possibilità a chi donava lire 5.000, di inserire nella facciata stessa lo stemma di famiglia. Con questo meccanismo si raccolse più di un milione di lire; ai giorni nostri l’opera del duomo si finanzia prevalentemente con le entrate dei ticket dell’oltre un milione di turisti e fedeli che ogni anno fa visita agli spazi sacri e museali collegati al duomo di Firenze.

 

Andrea Romboli