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In questi primi due mesi di lavoro ho gestito per conto di un importante ente di formazione legato al movimento cooperativo, diverse aule sulle tre provincie della mia amata Romagna. Ho incontrato diverse categorie di pubblici, da giovani aspiranti cooperatori a manager dalla oramai consolidata esperienza. Ciò che legava tutte queste persone incontrate in aula (circa 70 individui) era la sete di innovazione, ovvero, il desiderio di capire come il loro essere cooperativa poteva costituire un fattore di successo, in questo difficile momento storico. Insomma, un’aspettativa tosta e non semplice da soddisfare in un corso che dura dalle 12 alle 16 ore, ma ho subito raccolto la sfida ed ho cercato di articolare la mia risposta iniziando dalle origini del loro essere cooperativa. Il modello mutualistico, infatti, non è assolutamente superato, anzi numerosi studiosi del settore, affermano come cooperare si riveli un modello vincente specialmente in questo momento di generale sfiducia (ed i dati Censis sull’andamento della cooperazione sociale lo hanno dimostrato). Chi coopera a differenza di chi collabora, non condivide solo gli strumenti del proprio lavoro ma condivide anche i fini. Questo crea per natura un valore aggiunto che in periodi di scarsità di risorse fa la differenza rispetto al come ci si posiziona sul proprio mercato di riferimento. Di seguito, abbiamo approfondito come chi co-opera trova nel lavoro di rete la sua naturale dimensione evolutiva. La crisi porta ogni imprenditore, ad ottimizzare sempre più i suoi costi innestando la convinzione che non è conveniente appartenere a delle reti, ma che si riesce a fare meglio (guadagnare di più) se si va da soli. Peccato che questo sia innaturale per le imprese cooperative, in particolare per quelle sociali che vivono grazie al coinvolgimento dei loro soci, lavoratori, volontari ed utenti. L’investimento nelle reti e nelle relazioni diviene un fattore di successo per permanere sul mercato (in particolare dei servizi alle aziende ed alle persone). Infine, ci siamo soffermati sul tema a me più caro, cioè sul dove trovare le risorse per cercare di non lavorare solo sul taglio dei costi (fondamentale, ma non sufficiente) ma per innovare sui ricavi. Qui emerge un aspetto che mi ha fortemente colpito e che mi spinge oggi a scrivere e condividere con voi questo post: l’innovazione era già in atto! Il 60% dei presenti aveva già (senza averlo formalizzato) attivato azioni di reperimento fondi da impiegare nella costruzione di nuove attività. La maggior parte ha chiesto ai propri soci di finanziare la cooperativa attraverso gli strumenti della finanza cooperativa (prestito sociale e soci sovventori); altri hanno costruito partnership con imprese (coinvolgendo in primis i fornitori, trascinati nel progetto e non più solo interpellati al bisogno), anche concorrenti; altri ancora, hanno attivato in modo spontaneo equipe di fundraising con la certezza che le risorse per l’innovazione si possono individuare solo coinvolgendo sui propri fini la comunità di riferimento. Quindi concludo ringraziando tutti i corsisti per la bella esperienza e dedicandogli questo post, che come avrete capito porta anche la loro firma.

 

Andrea Romboli