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Il non profit ed i fundraiser si mobilitano verso l’agenzia delle entrate ed in poche ore ottengono le liste del 2013…la prima riflessione è quindi che se si è uniti si è più forti ed incisivi…può sembrare banale ricordarlo ma il non profit ed il fundraising in Italia hanno tanto bisogno di unità.

La prima cosa che abbiamo fatto appena ricevute le tanto attese liste è andar a vedere i risultati delle numerose campagne curate insieme ai nostri clienti e quello che emerge mi fa capire che rispetto lo strumento del 5×1000 c’è ancora un gran lavoro da fare.

In particolare emergono tre tipologie di profili che vorrei denominare così:

  • gli arrivati: quelli che fanno sempre la solita campagna con il solito investimento senza osare nulla in più, senza innovare, senza investire ulteriormente e che poi si lamentano che non vi è crescita del nr. di preferenze.
  • i distratti: se così vogliamo definirli, ovvero coloro che fanno un investimento sulla campagna, producono materiali, li distribuiscono una sola volta e poi sono convinti che questo sia sufficiente per veicolare un messaggio di una campagna che dura almeno 5 mesi.
  • gli assenti: coloro che hanno per le mani un potenziale enorme, che senza lavorarci attira comunque preferenze e che ritengono che non valga la pena investire nel 5×1000 in quanto è uno strumento di fundraising non redditizio, dove c’è tanta competizione ed è quindi meglio prendere quello che arriva senza far troppa fatica….

Cosa consiglio a questi clienti?

Agli arrivati dico sempre (anche questa mattina in almeno un paio di telefonate) che se non si cambia strategia nel tempo si finirà per perdere preferenze perché ricordiamo che i nostri donatori possono modificare i loro comportamenti.

Ai distratti ricordo che un processo di comunicazione va presidiato e che le cartoline “non si distribuiscono da sole”, anzi hanno la particolare abitudine di rimanere nell’auto di ogni socio o volontario a cui le abbiamo consegnate.

Per gli assenti non ho invece particolari consigli, in cuor mio sono convinto che un’organizzazione si muove se ha bisogni necessari ed urgenti da soddisfare per i quali non ha risorse a disposizione…quindi attendo che il vero bisogno di risorse muova gli assenti, l’unico timore è che poi non sia troppo tardi!

Andrea Romboli