Seleziona una pagina

A fine 2012 scrivevamo di un anno difficile e impegnativo per le non profit rispetto soprattutto alla diminuzione di risorse disponibili, tagli dell’ente Pubblico e in generale i continui scippi a cui il mondo del non profit è soggetto. Quest’anno il panorama di riferimento non è certo cambiato, la crisi economica ha continuato inesorabile a mietere vittime ridimensionando convenzioni, imponendo tagli e facendo traballare anche chi non aveva mai dovuto mettersi in discussione prima.

Un anno fa avevamo distinto le organizzazioni non profit in due tipologie principali, quelle che, in balia dei tagli e dell’incertezza, avevano lasciato che la paura le congelasse e le organizzazioni che avevano invece avuto il coraggio di investire, di ripensarsi e di innovarsi.

Le prime sono rimaste ferme, in questi ultimi anni hanno come prima cosa smesso di investire in comunicazione e hanno tagliato tutto ciò che poteva sembrare superfluo rispetto alla mera attività istituzionale (tagliando però spesso anche sui servizi, sul personale dedicato, ecc). Cosa è successo a molte di queste realtà? Diminuzione delle scelte espresse rispetto al 5 per mille, diminuzione delle azioni derivanti dalla raccolta fondi, migrazione dei propri sostenitori verso realtà “più attive”…

Le altre, cioè le organizzazioni che nonostante lo scenario in cui operano, non hanno scelto l’immobilismo come linea di (non)azione, che non hanno messo in discussione la comunicazione sociale, il fundraising e che percepiscono queste attività non come costi bensì come investimenti fondamentali che non possono essere messi in standby… Ecco, queste Altre (minoritarie) organizzazioni, cosa hanno portato a casa in questo 2013? Ognuna ha fatto un suo percorso, anche rispetto al proprio specifico ciclo di vita  e quindi hanno ottenuto differenti risultati, ma provando, con fatica a generalizzare i principali ritorni che abbiamo potuto percepire sono:

  • Hanno occupato lo spazio di comunicazione lasciato scoperto da chi ha smesso di comunicare raggiungendo così nuovi prospect
  • Hanno posizionato i loro servizi anche verso il mercato dei privati, generando così nuove commesse
  • Hanno incrementato la raccolta fondi ottimizzando gli strumenti di comunicazione (raccolto di più e speso di meno) grazie al coinvolgimento attivo delle Risorse Umane interne all’organizzazione 
  • Si sono ripesate e hanno innovato la loro struttura piuttosto che i loro servizi o il loro personale per posizionarsi sul mercato in modo da rispondere ai bisogni che non trovavano più risposta dalla sfera pubblica.

In conclusione ci sentiamo di condividere con tutti voi il pensiero di un cooperatore, una persona che insieme ai propri soci sta cercando di evolvere la propria cooperativa di servizi e tenere con sè i 200 lavoratori con le rispettive famiglie…questa è l’introduzione che Giulio D’Angelo, presidente della cooperativa Prime Cleaning di Rimini ci ha dato da inserire nel bilancio sociale chiuso nei mesi scorsi…

<<E’ inutile girarci intorno: la crisi è finita. Se non facciamo questo salto nella nostra mente, non lo faremo nei comportamenti e nelle scelte conseguenti. E rischiamo di sopravvivere morti nel resto della nostra vita.

Quello che viviamo è un cambiamento epocale del sistema economico e sociale. Ora tocca a noi adeguarci e imparare un nuovo equilibrio. È evidente che più e prima di altri ancora sentiamo gli effetti della crisi del sistema sulla nostra pelle. Ora dobbiamo affrontare la sfida del cambiamento, fare il salto qualitativo del nostro lavoro, del nostro comportamento sociale ed umano. Se siamo sopravvissuti al cambiamento, ora dobbiamo farlo nostro, rimpossessarci delle scelte per il nostro futuro che è ancora pieno di sfide da vincere. Il 2014 sarà un anno di difficoltà e di incognite ma siamo tenaci nel perseguire le nostre intenzioni. È la nostra storia da ben 20 anni. È il lavoro di centinaia e centinaia di persone, ognuna al proprio posto, convinte e coese tra di loro. Ci siamo riusciti quest’anno e lo faremo insieme, con impegno ne sono sicuro, anche per gli anni futuri. È un’utopia? Un sogno? Walt Disney, un grande imprenditore americano ma, soprattutto un grande sognatore, diceva che “per rendere un sogno realtà servono le persone”. Noi lo abbiamo dimostrato in questi anni e ogni giorno continuiamo, caparbi e risoluti, per scelta, per professione, per bisogno o per passione, con un unico scopo: contribuire a modificare, far crescere e rendere unica la nostra cooperativa. Spero che questo Bilancio Sociale sia utile per conoscere meglio la storia della cooperativa, i suoi valori fondanti e tutte le sue variegate attività. Ci siamo prefissati di creare un documento dinamico che dia a tutti noi il risultato umano e sociale della nostra azione quotidiana. Un documento che coinvolga tutta la base sociale verso una consapevolezza chiara dell’agire che vada anche oltre i numeri e che mettaa disposizione dei nostri interlocutori i dati chiari della nostra identità. Questo consentirà di utilizzare il Bilancio Sociale come un vero e proprio strumento per il miglioramento organizzativo, in grado di rispondere appieno agli interessi e alle aspettative dei vari interlocutori>>

 

Buon 2014 a tutto il non profit ed a tutti i fundraiser

Catia ed Andrea