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Nel linguaggio informatico, con particolare riferimento a quello del web, il termine inglese reloaded, che tradotto letteralmente significa “ricaricare, aggiornare”, indica l’azione di ricaricare o riproporre un videogioco (di solito avviene dopo che sono stati apportati significativi miglioramenti), ricaricare o aggiornare una pagina web, ricaricare e ripresentare un qualsiasi prodotto informatico.

Anche per il fundraising è giunto il momento del RELOADED ovvero di mostrarsi non più come il mix di tanti strumenti orientati alla richiesta di un aiuto (materiale, immateriale o finanziario) ma come ingrediente necessario e vitale per l’esistenza di ogni attività che ha in sé un impatto sociale di qualsiasi natura.

Per impatto sociale si intende la creazione di un valore aggiunto, destinato ad una precisa categoria di portatori di interesse (anche molto estesa come la comunità in generale), i quali grazie all’esistenza di quella data organizzazione (profit, non profit o uno dei cosiddetti Ibridi) ed i suoi servizi, hanno benefici diretti o indiretti sulla loro vita.

Il fundraising quindi diverrà sempre più un ingrediente strutturato della funzione finanziaria di ogni ente che ha nella sua mission e/o nelle sue attività la creazione di valore sociale.

A nostro parere, quindi non è un caso, che quest’anno come non mai, ogni giorno si siano viste vacancy specifiche sulla ricerca di fundraiser (dal tirocinante al direttore d’area) per organizzazioni non profit, enti pubblici, partiti politici ed imprese for profit e spin off.

Cresce la domanda e cresce l’aspettativa di “trovare qualcuno che sappia farci trovare soldi perché è di questo che abbiamo bisogno”…ma il fundraising è veramente solo una questione di soldi?

Chiaramente No! Tutto ha un valore e chi fa questo mestiere, in questa epoca, deve essere in grado di uscire dalle tecniche (importanti ma non più sufficienti) ed entrare nel sistema informativo e relazionale interno ed esterno all’ente per cui lavora.

Questo chiaramente rappresenta una grande sfida professionale ed umana. Il fundraising chiede tanto a chi lo fa, alle persone che sono coinvolte “nell’andare a chiedere”; ti chiede di metterti in gioco, di metterci la faccia, di guardare la realtà sotto tanti punti di vista, di essere sempre pronto a trasformare il negativo in positivo.

Questo è il mestiere del fundraiser e per quanto ci riguarda è il più bello del mondo!

Insomma ci viene chiesto in continuazione di fare quel RELOADED di noi stessi per iniziare o continuare a guardare le cose non sempre dallo stesso punto, ma cercando sempre di fare un passo in più rispetto alla giornata che si è appena conclusa.

Due giorni fa abbiamo fatto formazione ad un’aula di dirigenti pubblici di alcuni comuni della provincia di Pistoia e la domanda di un partecipante ci ha fatto tornare in mente quanto, ancor prima di iniziare, ogni fundraiser ha sempre in testa un pensiero: “come farò a giustificarmi se poi il mio lavoro andrà male, ovvero non riuscirò a portare i soldi e quindi a ripagare il lavoro per cui il mio ente mi sta pagando?” e noi abbiamo risposto con un’altra domanda: “ma il successo del lavoro del fundraiser dipende solo dalle sue personali capacità?”

A voi la risposta!

Cogliamo l’occasione per augurarvi Buone Feste ed un buon riposo post campagne natalizie.

 

Andrea Romboli