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Quanti di voi conoscono i dati del proprio sito? Avete mai sentito parlare di Analytics?

Avere un sito non basta se non abbiamo attivato un sistema per misurare il traffico che vi circola. Il più comune è sicuramente il servizio offerto (gratuitamente nella sua versione già pienamente soddisfacente) da Google che permette, inserendo un tracking code (codice di monitoraggio) nel linguaggio HTML del sito (roba da tecnici!), di rilevare ogni giorno gli accessi, il comportamento degli utenti e le fonti principali da cui arrivano.

Vi chiederete “e che ce ne facciamo di tutti questi dati?”. La risposta sta in un aneddoto che vogliamo raccontarvi.

La scorsa settimana la referente di una Fondazione con cui stiamo collaborando da tempo ci telefona per dirci che probabilmente sul sito della sua organizzazione non è ben chiaro a chi si rivolge il loro principale servizio, in quanto molte delle persone che li avevano contattati nell’ultimo mese non avevano trovato queste informazioni. Sorge così la necessità di mettere ancora di più in risalto chi sono i beneficiari del servizio, nonostante vi sia un intero paragrafo dedicato all’interno della sezione ATTIVITÀ.

Questa segnalazione è certamente molto utile, ma come fare per comprendere dove stia il problema? La spiegazione nel paragrafo dedicato viene letta e non compresa? Oppure non è visibile e quindi non letta per questo motivo? Le opzioni sono due: tirare la monetina e prendere una decisione sulla base del caso, oppure leggere i dati a disposizione e operare un cambiamento basato sull’oggettività di dati percentuali.

Scegliamo, ovviamente, la seconda.

Partiamo analizzando le statistiche del sito, incrociamo questi dati con quelli delle campagne Google Grants e teniamo sott’occhio il sito provando a fare un “test di usabilità”. Tutto ci dice che la pagina in cui sono contenute quelle informazioni è la più visitata dagli utenti, che gli annunci di Google con più successo sono quelli che atterrano proprio lì e che, quindi, la visibilità maggiore è destinata ai servizi offerti. Decidiamo, così, di soffermarci sul percorso che gli utenti fanno una volta arrivati sulla pagina ed emerge subito uno strano rimbalzo tra la sezione contatti e quella dei servizi. Decidiamo così di “studiare” a fondo il sito e iniziamo a scorrere più e più volte la pagina, in cerca della soluzione. Tutti i link funzionano, il testo è breve e chiaro, le informazioni sono al posto giusto. E allora? Proviamo a fare anche noi il percorso compiuto dagli utenti e ci rendiamo conto che probabilmente chi legge la pagina non va oltre il testo che appare in primo piano, non scorre la pagina al di là dell’info grafica contenuta e per questo non trova le informazioni su chi sono i beneficiari del servizio. Ecco allora che si accende una lampadina! Proviamo a semplificare il testo e a ribadire in poche righe qual è il servizio che l’organizzazione offre, creiamo anche un link al paragrafo che approfondisce chi può beneficiarne e inseriamo questo testo di fianco a quello visibile above the fold (senza scorrere la pagina), così da renderlo immediatamente leggibile. In parallelo aggiustiamo le campagne Grants, per raggiungere sempre più il nostro pubblico e continuiamo a monitorare le statistiche. Sarà la soluzione giusta? Aspettiamo almeno due settimane per capirlo e nel frattempo continuiamo a leggere i dati di Analytics.

analytics

Senza questo strumento non sarebbe stato possibile “scoprire” il problema e trovare la possibile soluzione. E soprattutto non avremmo una misura di quanto sia efficace il lavoro fatto sul sito e attraverso le campagne Grants.

E voi? Avete attivato Analytics per il vostro sito?

Sicuramente sì. Ricordatevi quindi di usarlo… La parola d’ordine è misurare, misurare, misurare e poi modificare se necessario.

 

Alessandra Di Salvo