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Sempre rispetto al tema della ricerca di volontari, ci piace portare all’attenzione una delle fasi che compongono il ciclo del people raising, ma che purtroppo troppo spesso viene trascurata… per non dire dimenticata! Infatti, quando arrivano i volontari nuovi, quelli che hanno risposto all’appello lanciato, questi vengono scaraventati (quasi) subito nel contesto associativo rendendoli operativi e super impegnati. Ma, prima che avvenga l’inserimento operativo del nuovo volontario, è importante che l’associazione rifletta su alcuni aspetti fondamentali, affinché possa poi avvenire una buona integrazione dell’individuo all’interno dell’organizzazione.

In particolare, bisogna tenere in considerazione che, alla base di qualunque fenomeno di appartenenza organizzativa, c’è sempre un accordo che Howell Baum, in “Organizational memership” (1990), definisce contratto psicologico. Questo rappresenta l’accordo di reciprocità che si instaura tra le due parti in gioco e che fonda le sue basi soprattutto negli aspetti relazionali.

Se il contratto psicologico non si instaura, gli individui si porranno nei confronti dell’organizzazione in uno stato che è definito in letteratura di dipendenza. In questa situazione le aspettative dell’individuo e quelle dell’organizzazione non saranno molto intense e, probabilmente, nel caso di un volontario, l’impegno e la partecipazione al raggiungimento degli obiettivi della non profit saranno poco significativi.

Se, invece, si ottiene una piena compenetrazione delle rispettive attese, il contratto psicologico si manifesta instaurando un legame tra i soggetti coinvolti che si può definire di identificazione (Quaglino, 1999). Di conseguenza, la membership sarà tanto più forte quanto sarà riuscito il processo di identificazione dell’individuo nei confronti dell’organizzazione e quanto più il riconoscimento reciproco delle attese sarà stato esplicitato e condiviso. Il senso di appartenenza non può prescindere da questo presupposto.

Per quanto concerne gli aspetti più operativi della fase qui descritta, è importante sottolineare alcune semplici indicazioni da non dimenticare durante l’accoglienza e l’inserimento dei nuovi volontari:

  • Pianificare in anticipo momenti di incontro con i nuovi volontari per ricevere da loro un feedback in merito sia alla vita associativa, sia rispetto all’attività che dovranno svolgere, e capire se l’aspettativa che si sono creati durante i primi incontri trova o meno riscontro con la realtà.
  • Implementare delle attività formative, se necessarie, per fornire le informazioni e le competenze utili nello svolgimento dell’attività.
  • Coinvolgerli fin da subito anche nelle iniziative rivolte verso l’esterno o comunque non istituzionali, ma strumentali all’associazione.
  • Individuare una figura già operativa all’interno dell’associazione che sia il punto di riferimento per i nuovi arrivati, qualcuno a cui questi possano rivolgersi per qualunque chiarimento o problematica.
  • Non lasciarli soli! Anche se la loro attività può essere svolta in modo autonomo, affiancare qualche altro volontario è importante, sia per poter mettere in atto una formazione sul campo, sia perché non si deve scordare che spesso chi decide di fare volontariato, oggi più che mai, è spinto anche dal desiderio di conoscere nuove persone, di instaurare relazioni, di non sentirsi solo.
  • Non cadere nell’errore di affidare ai nuovi arrivati compiti che nessuno vuole svolgere. Non raramente, un po’ per mancanza di tempo da dedicare alla formazione dei neo-volontari, un po’ per evitare che “combinino guai”, li si mette a fare fotocopie, imbustare volantini, ecc., senza nemmeno spiegare loro il senso di quelle attività. Inoltre, soprattutto in alcune tipologie di associazioni, si innesca un meccanismo per cui i “nuovi”, proprio perché considerati gli ultimi arrivati, vengono sottoposti ad una sorta di gavetta: prima di poter scendere sul campo, prima di poter avere il privilegio di entrare in contatto con il destinatario dell’OdV, devono dimostrare di meritarselo.
  • Ricordarsi di ringraziarli per il tempo che hanno deciso di donare alla nostra organizzazione! (Banale, certo, ma chissà perché è la cosa che più spesso ci si dimentica di fare…).

 

Catia Drocco