Seleziona una pagina

La scorsa settimana sono stato invitato come relatore dal Centro Servizi per il Volontariato di Ravenna ad una tavola rotonda organizzata dall’Associazione Volontari Aclisti, un’organizzazione non profit attiva da numerosi anni sul tema dell’accoglienza turistica nella città di Ravenna. Il titolo del mio intervento era: “le strategie del volontariato di domani”, un titolo molto impegnativo sul quale ho provato a costruire un modello che vorrei condividere in questo post.

Partendo dall’analisi dei recentissimi dati Istat Ravenna appare come la provincia romagnola con più volontari, ben 42.576 persone, cui segue Forlì Cesena con 38.844, Ferrara con 31.812 e Rimini con 25.300. Se desideriamo applicare il concetto di cosiddetta “Area Vasta Romagna” possiamo contare in ben 138.532 volontari. Ma essi chi sono? L’eterno esercito della salvezza oppure protagonisti di un nuovo modo di essere cittadini?

ravenna-2019-capitale-sociale

Il volontariato non può più essere considerato il rimedio al fallimento di stato e mercato, in certi ambiti di servizio al cittadino, ma rappresenta sempre più una funzione sociale essenziale dei nostri giorni, in grado di attribuire identità alle persone che donando il loro tempo, creando un valore tangibile, in grado a sua volta di attrarre altre risorse e trasmettersi (un po’ come un virus etico) a chi lo riceve.

Questo è il volontariato di oggi e di domani, un grande capitale sociale di cui tutta la comunità gode e su cui anche l’importante candidatura di Ravenna a Capitale Europea della Cultura ha scommesso.

Il capitale sociale è uno dei plus che Ravenna 2019 porta in sé e la romagna è pronta con i suoi 138.532 volontari ad accogliere chiunque desideri visitare Ravenna, la sua più bella città d’arte.

 

Andrea Romboli