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Notevole è stata la visibilità data dalla stampa nazionale al lancio del corso “Principi e Tecniche di Fundraising per gli Enti Ecclesiastici”. Tra gli altri, ne hanno parlato Vita.it e laRepubblica.it

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Trasforma il convento in impresa sociale

di Gabriella Meroni

E’ l’invito che arriva dal primo corso specifico dedicato alla raccolta fondi da parte degli enti ecclesiastici, previsto a metà ottobre a Firenze. A confronto realtà di diverse confessioni cristiane e gli esperti di The Fund Raising School

Il tema della gestione efficace ed efficiente degli enti ecclesiastici sta diventando sempre più importante, soprattutto in un periodo in cui molti servizi a carattere sociale sono garantiti dagli istituti religiosi molto più che dal welfare statale.
Da questo è nata l’idea di mettere attorno ad un tavolo, per insegnare le rispettive esperienze, realtà come la Fondazione Don Carlo Gnocchi, l’Unione Chiese Metodiste e Valdesi, la Fondazione Santa Rita da Cascia Onlus, l’AICCON (Associazione Italiana per la Promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit), l’Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze, l’Unione Italiana Chiese Cristiane Avventiste. Il corso è organizzato da Romboli Associati, tra le prime realtà italiane nel campo della consulenza per l’impresa sociale, in partnership con la Chiesa Avventista del Settimo Giorno e la collaborazione scientifica di The Fund Raising School.
L’iniziativa formativa, che avrà luogo il 22 e 23 ottobre 2014, è mirata a fornire agli istituti religiosi una serie di principi e tecniche per la raccolta fondi e la gestione delle proprie attività, nell’ottica dell’impresa sociale. I temi affrontati nello specifico spazieranno dalla gestione dell’impresa sociale, al fundraising legato ai lasciti testamentari, alla raccolta dell’8×1000 La sede del corso sarà presso Casa Aurora, in Via del Pergolino 8.
Relatori della due giorni saranno:
Lilya Wagner, direttore del dipartimento “Philanthropic Service for Institutions”, divisione Nord America, della Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno; docente The Fund Raising School, Center on Philanthropy dell’Indiana University.
Stefano Malfatti, responsabile area fundraising fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus
Roger Bergonzoli, responsabile area fundraising fondazione Santa Rita da Cascia Onlus
Interverranno anche:
Lorenzo Fabbri, Responsabile Archivio Storico e Contemporaneo, Opera di Santa Maria del Fiore
Paolo Venturi, direttore AICCON
Past. Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola Valdese, Unione Chiese Metodiste e Valdesi
Stefano Paris, presidente Unione Italiana Chiese Cristiane Avventiste
Coordina il corso Andrea Romboli, consulente di fundraising per gli enti ecclesiastici e religiosi, docente The Fundraising School – AICCON
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MARIA CRISTINA CARRATÙ

I SOLDI? Non sono (sempre) sterco del diavolo. Se è vero che fu un frate francescano, nel ‘300, a dire che l’elemosina aiuta, sì, a sopravvivere, ma è la produzione a far vivere, significa che il problema non sono i soldi, quanto il modo di procurarseli. Ed è appunto per imparare a farlo nel modo più concreto e più ‘etico’ possibile, che si terrà a Firenze il primo corso di fund raising rivolto agli enti religiosi italiani – non solo cattolici – molti dei quali vere e proprie imprese, ma spesso incapaci di procurarsi di che vivere (e non solo sopravvivere). Gestori di servizi essenziali come scuole, ospedali, residenze assistite per gli anziani, mense per i poveri, strutture di accoglienza per gli immigrati, decisivi per la tenuta del welfare messo alla prova dalla crisi, ma vittime a loro volta dei tagli alla spesa pubblica (e senza contare la torta dell’8 per mille, oggi da spartire fra ben 10 confessioni religiose diverse). «Non si tratta certo di mettere d’accordo il diavolo e l’acqua santa, i primi a cercare, e spesso sollecitare fondi per le loro opere sono stati i francescani, anche un monastero ha dei costi e per mantenere una funzione sociale deve porsi il problema dei soldi, naturalmente nel modo giusto rispetto alla sua missione», spiega Andrea Romboli, titolare della Romboli Associati, importante società di consulenza per l’impresa sociale, che, con la partnership della Chiesa Avventista del Settimo giorno e la collaborazione scientifica di The Fund Raising School – prima scuola italiana per la formazione sulla raccolta etica di fondi, con sede presso l’Università di Bologna – ha organizzato il corso fiorentino (22-23 ottobre, Casa Aurora, via del Pergolino 8, info www.religiousfundraising.it). Attorno a un tavolo, discuteranno di fund raising etico la Fondazione don Gnocchi, l’Unione delle chiese metodiste e valdesi, la Fondazione Santa Rita da Cascia onlus, l’Aiccon (Associazione italiana per la promozione della cultura della cooperazione e del non profit), l’Unione delle chiese cristiane avventiste, e l’Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze (promotrice di fund raising ante litteram per la realizzazione della cattedrale fiorentina).

Ma qual è, per un ente ecclesiastico, il «modo giusto» di raccogliere soldi? «A qualunque confessione appartengano, gli enti di questi tipo hanno sempre vissuto grazie al dono» osserva Romboli. Lasciti testamentari, offerte di fedeli «ma anche di chi, beneficiato di un servizio o‘toccato’dalrapportoconunapersona, ha voluto ricambiare». Oggi, cresciuta la complessità degli interventi, è ovvio che la questua non basti più: «Anche se la fiducia nella Provvidenza resta un ingrediente essenziale, il dono va sollecitato in modo nuovo, e diventare parte integrante di una solida strategia di autofinanziamento». Banche, fondazioni, imprese, singoli individui, «sono tutti potenziali donatori di enti ecclesiastici » spiega Romboli, ma per agganciarli «non è sufficiente una tecnica di persuasione, occorre dimostrare, fatti alla mano, l’efficacia di una missione», condotta in nome di Santa Rita da Cascia, di don Gnocchi o del Regno di Gesù che sia. E «quali siano le concrete ricadute delle risorse donate». Vero dono, nella logica del fund raising etico, «non è ciò che si riceve e basta, come nella filantropia, ma ciò che genera un valore aggiunto di cui anche il donatore si sente responsabile ». Si tratta, in altri termini, di puntare sulla «relazione umana, generando fiducia in chi deve dare» e facendolo sentire «dalla stessa parte di chi chiede». Una raccolta di fondi così concepita, insomma, dice Romboli, «conosce l’arte della reciprocità, oltre a quella del marketing», e obbliga più che in ogni altro settore alla massima trasparenza, a una rigorosa rendicontazione «che però non vuol dire pubblicare un bilancio di mille pagine, ma raccontare una storia, portare ad esempio un problema risolto, un beneficio ottenuto». Molte le richieste di iscrizione al corso già arrivate da tutta Italia. Fra le altre, quelle di due chiese protestanti, di due monasteri, di vari avvocati e commercialisti che lavorano per enti ecclesiastici.

La Provvidenza non basta più: a Firenze un corso per gli enti religiosi affinché imparino a chiedere in modo nuovo