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Ieri abbiamo, dopo tanto lavoro, presentato il terzo bilancio Sociale di Prime Cleaning (www.primecleaning.it), cooperativa multiservizi che da 20 anni opera nel territorio riminese.

L’evento di ieri ha evidenziato come essere impresa cooperativa in questo tempo di crisi possa fare la differenza anche nel difficile mercato dei servizi alle aziende. In particolare, nella presentazione fatta insieme all’amico Paolo Venturi (@paoloventuri100), direttore di Aiccon (www.aiccon.it), abbiamo evidenziato come l’agire di Prime Cleaning sia assolutamente virtuoso nel panorama delle aziende cooperative nazionali ed allo stesso tempo in linea con esso. Il dato più interessante emerso dall’analisi di questa importante realtà, guidata da Giulio D’Angelo (http://it.linkedin.com/pub/giulio-d-angelo/17/565/589/it), è la totale indipendenza dal settore pubblico (99% del fatturato dal mercato privato), la crescita del fatturato, un bilancio in utile (non scontato di questi tempi) e l’incremento delle assunzioni.

Tutto questo è in linea con i dati illustrati ieri dal Censis in occasione della presentazione del 1° Rapporto sulla cooperazione in Italia. Il focus rispetto alla regione Emilia Romagna evidenzia la presenza di 5.300 imprese cooperative, pari al 6,7% di quelle presenti in Italia, che occupano ben 228 mila persone: il 16,5% del totale degli occupati nelle cooperative italiane. In media 42,7 occupati per cooperativa.

Questo dimostra come le imprese cooperative resistano alla crisi sino a divenire un driver fondamentale della ripresa economica; in particolar modo, il dato assume ancora più rilevanza se si pensa che la media degli occupati nell’impresa for profit è di 3 unità per azienda.

Prime Cleaning rappresenta un caso interessante nel panorama delle nostre imprese cooperative poiché è impegnata ogni giorno nella costruzione del suo futuro. Questo avviene attraverso una continua qualificazione del personale (108 corsi di formazione nel  2011), la certificazione in corso SA 8000, una grande attenzione alla conciliazione del lavoro femminile (70% dei lavoratori è donna) e l’integrazione delle diverse etnie (42% di lavoratori extracomunitari).

Una cooperativa quindi in continuo movimento, in grado di trasmettere ai propri lavoratori ed al territorio di riferimento come co-operare significhi condividere i propri mezzi per un fine comune e come dalla cooperazione oggi sia possibile far ripartire la fiducia.

 

Andrea Romboli