Seleziona una pagina

IL FUNDRAISING STRUMENTO DI COMUNICAZIONE, SERVIZIO E PRESENZA DIALOGANTE CON LA COLLETTIVITÀ

Si è concluso a Firenze il primo corso nazionale di fundrising per gli enti ecclesiastici e religiosi.

Daniele La Mantia – Il 22 e 23 ottobre ho avuto la gioia, insieme a colleghi e amici, di partecipare al primo corso nazionale di fundraising, alla cui organizzazione ha collaborato l’Unione italiana delle chiese cristiane avventiste del 7° giorno (Uicca). Accolti nel piacevole ambiente della struttura “Casa Aurora”, a Firenze, abbiamo vissuto due giorni di formazione teorico-pratica con momenti piacevoli e anche divertenti, ma sempre all’insegna della professionalità.

Il fundraising è uno strumento importante non solo come insieme di metodi di raccolta di fondi, ma come modalità di comunicazione, di servizio e di presenza dialogante con la collettività. Al centro di questa azione non vi è il danaro, bensì ma le persone: sia chi dona sia chi riceve. Il fundraiser è infatti colui che riesce a mettere in comunicazione le due parti coinvolgendole in un’azione di miglioramento del sistema sociale e della socializzazione, in alcuni casi di amicalità.

Il corso è stato attuato anche grazie all’esperienza e ai contatti del past. Giuseppe Cupertino, segretario generale dell’Uicca, che negli anni in cui ha diretto la casa di riposo “Casa Mia, ha intessuto amicizie e relazioni con amministratori e specialisti delle attività socio sanitarie. Tale esperienza l’ha condotto a far sua la professionalità del fundraiser e a vedere in essa un’opportunità per l’intera Chiesa italiana.

Il fundraising ha come primario obiettivo quello di instillare nelle persone il valore della generosità e dell’empatia. Proprio per questo la Chiesa avventista non può non essere parte attiva e protagonista in questo progetto di miglioramento sociale. Le sue istituzioni, le sue fondazioni e associazioni sono in parte già coinvolte in questa azione, ma ciò non è sufficiente. È necessario che i membri siano coinvolti sia come soggetti di questa riforma del concetto di generosità sia come oggetti. È necessario ripensare al nostro modo di concepire il dono pure in chiave di tempo, oltre che di denaro, inserendo ad esempio gli altri anche nei lasciti. Essere capaci di generosità ci renderà validi fundraisers, cioè raccoglitori di donazioni, perché noi stessi ne siamo promotori credibili, dato che la prima regola di chi vuole avere successo in questa attività filantropica è quella di crederci e impegnarsi.

Da credente e pastore sono convinto della necessità del fundraising nel nostro tempo in cui le persone sono sempre più ripiegate su se stesse e ricevono modelli tutt’altro che filantropici. Credo, grazie al corso cui ho partecipato, che il fundrising aggiunge un valore, quello della relazione. Al centro, come accennavo all’inizio, non c’è la donazione, qualunque sia la sua natura, ma le persone: il donatore e il ricevente di questa azione di liberalità. Il dono infatti ha un progetto che migliorerà chi dona, chi riceve e il suo contesto sociale. E oggi non è cosa da poco. Questa filosofia, di fatto, è quella biblica. Non è mercificazione o un semplice metodo di raccolta (di denaro e donazioni), è uno stile di vita, un cambiamento di mentalità, è divenire attivi strumenti di relazioni sociali da instaurare e coltivare nel tempo.

Ma se nel passato tutto ciò era il prodotto di impegno e buona volontà, oggi questa predisposizione e questi sentimenti non sono più sufficienti. È necessario essere preparati, formati e informati. È un’opportunità che in certi casi diviene anche professionalità e professione.

A me basterebbe che come cristiani scorgiamo le numerose possibilità e riscopriamo il valore della generosità e di un modo più attuale di pianificare e rendere strutturale uno degli aspetti evangelici che ci contraddistingue: la capacità di donare!

Di Daniele La Mantia

Pubblicato su Notizie Avventiste